, pensiero e corpo in moto libero…
(si suggerisce
la stampa)
Questo scritto offre alcuni spunti di riflessione su tematiche legate al GPS.
Prima di iniziare, un ringraziamento ai tantissimi di voi
che, da ogni parte d’Italia, ci incoraggiano nel
nostro lavoro e ci aiutano nella più bella “mission”
che una impresa si può dare: il vostro
divertimento !
Ma quanto è preciso il GPS ?
Sarebbe fin troppo semplice riproporvi
ciò che si legge nei manuali o sul WEB, raccontare magari un po’ di storia,
riassumere ciò che si può reperire dalla letteratura scientifica e quant’altro. Ma diciamoci la
verità, al di là delle parole: quante volte si sarà affacciato nella nostra
mente, almeno per un attimo, il dubbio: 15, 10,
5 metri ? Sarà poi vero ? Ci sarà da fidarsi ? Finché si è in città, il quesito
ha un’importanza relativa, ma, se siamo in montagna, magari immersi in un
bosco, allora la questione assume tutt’altra valenza.
Non è nostra intenzione qui rimuovere il dubbio che, entro
certi limiti, è sempre meglio che ci sia, se ciò serve ad aumentare la nostra
prudenza. Ma vogliamo mostrarvi il risultato di un
nostro piccolo, simpatico esperimento che, se non è certamente sufficiente a
farci trarre conclusioni di qualunque tipo, può tuttavia servire a farci
sentire un po’ più tranquilli e confidenti nella tecnologia.

© Compagnia Generale
Riprese Aeree S.p.A.
Qui in alto potete vedere uno scorcio di ripresa aerea di
qualche anno fa della Compagnia Generale Riprese Aeree, che ritrae il Monte
Vitelle a Pescasseroli, nel Parco Nazionale
d’Abruzzo, dove l’inverno si pratica lo sci alpino. L’immagine è ad alta
risoluzione, sono ben visibili, infatti, i tralicci della seggiovia e il punto di arrivo dell’impianto, sulla vetta, da cui partono le
piste, che vanno ovviamente immaginate un po’ più larghe, in quanto
completamente ricoperte dal manto nevoso.
Le scie sull’immagine, invece, sono le tracce GPS delle nostre discese con gli sci registrate quest’ inverno, sciando per
l’appunto con il GPS acceso riposto nella tasca della giacca. L’obiettivo della
registrazione era quello di analizzare il comportamento del GPS. Più
specificamente, ci siamo chiesti: è in grado
il GPS di rilevare i tracciati correttamente o, come dire, uscirebbe fuori
pista…? Ebbene, come si può vedere dall’immagine, le tracce si
collocano sulle piste, le quali nei punti più stretti come, ad esempio,
l’inizio della direttissima (identificabile dal tracciato di colore nero), sono
larghe appena qualche metro.
L’immagine 3D qui in basso, su cui
abbiamo riportato in giallo il tracciato della nostra sciata sulla pista nera,
per una maggiore leggibilità, rende meglio il territorio…

Qualche lettore potrebbe aver notato una scarsa armoniosità
del tracciato. Ciò, tuttavia, non va imputato al GPS, quanto…allo
sciatore…Scherzi a parte, questo esperimento non solo
è in grado di dare indicazioni sulla validità del sistema GPS ad uso amatoriale
ma anche su quella dello sciatore ! Lunghezza della pista, dislivello,
(a
completamento di…) Mappe GPS si, ma quali mappe…ovvero la navigazione
satellitare “passiva”
Quelli di voi che hanno letto la nostra precedente opinione
di qualche mese fa, “Mappe GPS si, ma quali mappe…” avranno compreso che lo
scritto era tutto incentrato sulla differenza che c’è fra il concetto
tradizionale di mappa, che tutti noi abbiamo in mente, ovvero come una rappresentazione
visuale di un territorio, e la mappa GPS, che è essenzialmente un insieme di
coordinate geografiche, organizzate in waypoint e/o
rotte e/o tracce.
Invero, c’è un’eccezione a quanto detto, di cui
non abbiamo volutamente scritto in quell’opinione,
per non complicarne ulteriormente l’esposizione. Ora, tuttavia, dovremmo essere pronti ad affrontare
l’argomento.
La questione è la seguente: è possibile
essere aiutati dal sistema GPS nella navigazione verso un punto o lungo un
percorso, senza disporre di una mappa GPS, ovvero
senza avere a disposizione waypoint, rotte e/o tracce
?
A certe condizioni, la risposta è sì, attraverso quella che chiameremo “navigazione passiva”,
dove la componente “passiva” nella navigazione non
saremo certamente noi, ma il nostro GPS…
Vediamo brevemente di che si tratta.
Supponiamo di avere la classica mappa cartacea, ad esempio
una carta escursionistica, con su riportati gli
itinerari dell’area coperta dalla mappa. Supponiamo, inoltre, di disporre della versione digitale georeferenziata
della carta e che questa sia installata su un palmare PDA-GPS, per l’utilizzo con
le applicazioni tipo PathAway, OziExplorerCE,
ecc.
Ora, se ci troviamo su quel territorio ed accendiamo il GPS,
il cursore di posizione si collocherà esattamente sul punto dove noi siamo in quell’istante. Anche se nel
PDA-GPS non abbiamo caricato nessun waypoint, rotta o
traccia, potremo seguire comunque l’itinerario segnato
sulla carta (itinerario che non è una traccia GPS ma un insieme di punti
dell’immagine), semplicemente verificando che il cursore di posizione, mentre
camminiamo, pedaliamo, sciamo o cavalchiamo, sia sempre posizionato sul
sentiero e non si discosti dallo stesso.
Il GPS non è consapevole di aiutarci nella navigazione, infatti non ci potrà dare alcuna indicazione sulla direzione
da percorrere, non dirigendoci noi verso un waypoint
o lungo una rotta o traccia. In realtà, tuttavia, lo sta facendo, semplicemente
riportando la nostra posizione su una mappa digitale georeferenziata.
Per tale ragione, abbiamo chiamato questa navigazione “passiva”. Ovviamente,
più grande è la scala della mappa maggiore sarà la
precisione della navigazione passiva. Occorre comunque
dire che con la navigazione passiva si rinuncia ai vantaggi di quella attiva
(dati di viaggio aggiornati in
La navigazione 3D e il concetto di “georeferenziazione virtuale”
Sarebbe bello poter navigare su una mappa tridimensionale,
vederci sullo schermo di un palmare mentre ci
inerpichiamo su un sentiero di montagna,
con sullo sfondo la montagna in 3D. A
parte il piacere dell’occhio, poter vedere com’è fatta una montagna attraverso
una rappresentazione visiva realistica, ci aiuta ad affrontarla meglio sia
sotto il profilo della sicurezza che psicologico. Basta vedere le immagini
precedenti del monte Vitelle in 2D e 3D per rendersi
conto della differenza. L’immagine in 3D ci trasmette
immediatamente una percezione reale del territorio.
Purtroppo, questo tipo di navigazione 3D attualmente
non è possibile, in quanto i software odierni non sono in grado di riportare la
posizione rilevata dal GPS in
Se ci
accontentiamo, tuttavia, qualcosa si può fare. In aiuto, questa volta, ci viene
il concetto che chiameremo
“georeferenziazione virtuale”. Vediamo
di che si tratta.
Nello scorcio di foto satellitare LandSat
qui in basso, che abbiamo trasformato in 3D, è
rappresentata la Majella, fra le più importanti vette
dell’Appennino. La traccia GPS riportata sull’immagine è la nostra traccia J2VLT,
quella che da Blockhaus porta alla vetta del M.
Amaro. Cominceremo con il georeferenziare l’immagine 3D della Majella, utilizzando
“coordinate virtuali” ed installeremo poi
l’immagine 3D virtualmente georeferenziata nel nostro
palmare PDA GPS. Sceglieremo le
coordinate virtuali in modo che, una volta “in zona”, un programma come PathAway sia in grado di riconoscere la presenza nella
memoria del PDA di una mappa dell’area e ce la faccia
vedere. A quel punto ecco che, pur essendo la posizione
riportata dal GPS sulla mappa 3D scorretta, potremo tuttavia vedere sul nostro
palmare come si svolge il sentiero su una rappresentazione della montagna
tridimensionale. Potremo anche avere più immagini della montagna in 3D, a seconda di come si sviluppa l’itinerario, per coprirlo
interamente. Utilizzando le opportune coordinate virtuali, PathAway
sarà in grado di passare da una mappa 3D all’altra, man mano che avanziamo lungo il
percorso.
Ovviamente, per la nostra posizione reale, continueremo ad
utilizzare le classiche rappresentazioni bidimensionali.

L’utilizzo delle foto satellitari per la verifica dei
tracciati GPS.
Tanti sono gli utilizzi che si possono fare
delle foto satellitari, a seconda della loro risoluzione. Laddove non ci sia necessità di individuare dettagli (edifici, ecc.), le foto LandSat possono essere utilizzate per una varietà di
scopi, professionali e non professionali.
Ad esempio, è possibile produrre poster di aree
specifiche per le fiere o per la promozione di luoghi turistici ad uso delle
agenzie di viaggio o delle strutture ricettive, possono essere usate per la
produzione di calendari personalizzati, ecc.
I privati possono avere il desiderio di avere in casa un poster di una
specifica area geografica.
Quando poi l’immagine satellitare è georeferenziata,
allora può essere usata con il GPS per collocarvi i punti e i percorsi che
abbiamo effettuato a piedi, in bici, con la barca o a cavallo ed avere in tal modo un ricordo unico dei
nostri viaggi, anche nei posti più remoti.
L’immagine georeferenziata può
inoltre essere utilizzata come sfondo per una mappa GPS escursionistica, come
ad esempio, quella qui in alto della Majella.
Infine, l’immagine satellitare può essere
utilizzata per una verifica dei tracciati rilevati con il GPS, come abbiamo già
visto per le tracce GPS sul monte Vitelle e sulla Majella.
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